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sabato 20 aprile 2013

I AM STERDAM



I AM STERDAM



“Come una parata, come in un addio. questo ballo e solo il mio”
V. Capossela


-Allora ci racconti la sua versione -

Appena l’aereo atterrò ad Amsterdam presi la borsa e mi recai verso il portellone,non appena si aprì volai subito verso l’uscita dell’aeroporto e salii sul treno che andava a Central Station.
Una volta raggiunto il centro dovevo prendere il tram numero cinque che per una questione di secondi  persi; fu lì che successe tutto il casino.

-Sia più chiaro-

Vede, mentre aspettavo quello successivo  si avvicinò un olandese vestito da ciclista che mi offri un passaggio col suo taxi bike, l’idea mi sembrava originale  così montai su e partimmo. Pioveva.
L’olandese pedalava come un caimano in calore dimenandosi tra  i passanti  e schivando i pali della luce poi
fece una breve salita alzandosi sui pedali; non aveva il sellino. Imboccò un paio di strade  contro mano fino ad attraversare il Bloemen mark  penetrando in pieno una bancarella di tulipani e invece di fermarsi svoltò per Piazza Dam girando per tre volte attorno all’obelisco. Un tizio vicino al museo di Madame Tusseauds  ci indicava con la mano e rideva. Era una statua, aveva una brutta cera.
Quel pazzo non si perse d’animo e si diresse verso il Palazzo Reale tagliando a metà la folla . Investimmo una cinese e schiacciammo due piccioni;  come se niente fosse anche lì tirò dritto per i giardini della New Kerck spuntando in piazza Spui .In tutto questo io ero bagnato fradicio, avevo un tulipano in bocca, gli occhi a mandorla e piume dappertutto; all’improvviso esplose una gomma  e noi saltammo in aria
Io volai in una vecchia edicola e mentre atterravo comprai due riviste di moda locali, lui sorvolò l’università finendo dritto nel fiume Rokin.

-E poi cosa ha fatto dopo?-

Tolsi il taxi  dalla piazza, e nel farlo vidi che lo psicobiker aveva una bomboletta di schiuma per forature. Aggiustai la ruota e mi diressi verso l’ostello.
Durante il tragitto un indiano mi chiese  un passaggio, ebbi tenerezza e lo feci salire pensando che fosse solo; invece con lui c’erano i due figli  e la moglie grassa col turbante. Dovevano andare a Vondelpark per un pic nic.
Giunti al parco l’indiano voleva pagarmi la corsa ma io per principio  non accettai . Aveva soldi Indiani.
Nel frattempo si stava facendo buio ed ero talmente provato che sembravo  Gandhi dopo il regime Dukan. Tenni duro così il mio infallibile senso di orientamento mi portò dritto in un negozio di elettronica dove comprai un navigatore satellitare.
Raggiunsi l’ostello in due secondi. Era di fianco  al negozio.

      -Chi c’era con lei nell’ostello?-

C’erano quarantadue gradini stretti e alti un metro e mezzo. Quel posto era talmente losco che la moquette faceva da muro divisorio.
Quando raggiunsi la reception chiesi un letto con il polmone d’acciaio ma il portiere dispiaciuto mi disse che
 aveva solo camerate da dodici posti  e che se volevo ci potevo anche fumare.

- Non le ho chiesto cosa, ma chi!-

In camera eravamo io un polacco tre americane un francese in coma e una spagnola che parlava italocatalanoinglese.
Facemmo amicizia, gli dissi che  ero italiano e che avevo un taxi posteggiato di sotto.
Il polacco incredulo esclamò –Gvuygvihb jgjvikb giv-  Lo ringraziai di cuore e gli mostrai il taxi dalla finestra.

-E poi?-

Ci fumammo una canna tutti e sette compreso il francese in coma, scambiammo due chiacchiere e tra una battuta e l’altra la spagnola mi fa – Dònde is  il taxi?-  Il polacco rispose per me mentre le tre americane avevano già preso posto.
Io nel frattempo mi cambiai e li raggiunsi.
Partimmo tutti insieme verso la notturna Amsterdam. Il taxi sembrava piegarsi dal peso, pedalammo  compatti fino a raggiungere il Red Light;
Ad un tratto il polacco dice – Ftfdshjsl hbdja kjuafnlb hahahahahah- La spagnola mi guarda e fa – Que ha say questo?- ed io -  Ha detto se prendiamo il francese e lo mettiamo in una stanza rossa hahahaha-
Le tre americane  scesero a comprare delle bottiglie di vino mentre io e il polacco affidammo il francese ad una venditrice di sesso. Aveva sessant’anni e si chiamava George.
La spagnola rimase incredula, io e il polacco no.
Le americane ci raggiunsero con il vino e così ci impedalammo verso l’ Amstel  a scolarcele, ci sedemmo lungo il bordo del fiume ed iniziammo a bere; all’improvviso due uomini e due donne apparecchiarono una tavola e si misero a cenare.

- Li conosceva?-

Li chiamavano i mangiatori di patate, appartenevano ad un certo Vincent Van Gogh.
Avevano lasciato il museo per cercare un momento di tranquillità, dicevano che ultimamente si sentivano osservati. Furono gentili, ci offrirono delle patate e noi ricambiammo col vino, discutemmo sull’utilizzo del ketchup  e  su quando la maionese impazzisce se non la giri bene.
Fu una conversazione interessante ma poi…

-Poi?-

Cazzo il francese!
Li lasciammo sul molo e corremmo  verso il Red Light ma fu troppo tardi. Il francese era uscito dal coma e aveva i capelli rossi e si era tatuato sul petto la scritta George newer forget  Facemmo finta di non conoscerlo e ci imbucammo nel primo coffe shop del quartiere.
Loro ordinarono erba io invece presi un tè alla menta. Era meglio se prendevo l’erba.
Tra le cappe di fumo sento due ragazze parlare italiano; erano di Monza e si chiamavano Alice e Alice, si unirono a noi, ma noi no.
La spagnola all’improvviso – Oh my Good me duele la testa- E svenne tra le braccia del polacco le tre americane non si accorsero di nulla. Erano svenute prima della spagnola.
 –ZKdbs kcb nsolnvl-  Il polacco stava dando i numeri ma bisognava mantenere la calma, allora presi il te ancora caldo e lo versai di colpo sul viso della spagnola.
-Què what do you cazzo fai?- Mi rispose svegliandosi di colpo.

      -E cosa avete fatto dopo? -

Siamo usciti per prendere una boccata d’aria fresca, con le americane caricate in spalla, quel locale sembrava Milano d’inverno e una volta fuori ci accorgemmo che  il taxi bike non c’era più.
Eravamo dall’altra parte della città  completamente disorientati, a piedi e con tre americane  sulle spalle.La spagnola si fa venire un lampo di genio e dice - Vamos ! follow the line del tram-  Il polacco rispose al posto mio. Era troppo tardi, a quell’ora i tram non circolavano.
Ed è stato per questo che abbiamo rubato le biciclette signor commissario.

-Capisco, e lei perché aveva i tacchi ed era vestito da donna?-

Perché la borsa che presi dall'aereo era della signora seduta accanto a me. Lo giuro.

-Lasciatelo pure andare-.

Francesco Pollio



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