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venerdì 28 giugno 2013

Kaos certo


Kaos Certo

   “ Cercare di far corrispondere le cose
vuol dire aver fatto la scelta sbagliata”
M. Taurmino





Era estate,e ricordo ancora quella passeggiata che feci con Giulia sul lungomare di Ascea; eravamo stati a cena da Vitos, un ristorante  tipico della zona con un panorama mozzafiato che cucina pesce fresco tutto l’anno.  
Stemmo bene ,lei era serena e io pure; mi disse che il primo piatto che avevo scelto era stato migliore del suo e come al solito, la prossima volta sicuramente l’avrebbe preso anche lei.
Proseguimmo sulla costa  per altri due isolati continuando a parlare della cena e di quante calorie avremmo risparmiato di assumere se non avessimo bevuto tutto quel vino e nel parlare di alcol le venne di spolverare dalla mente il ricordo del nostro primo incontro.
Fu per caso,a Palinuro,durante un concerto dei fratelli Marlowe.
Mi svelò che era stata tutta la sera a guardare me mentre ballavo in un angolo per fatti miei bevendo acqua con ghiaccio. Disse che mi trovò sportivo e interessante.
Io risi sotto i baffi pensando a tutta la sportività che c’era in quel bicchiere di vodka liscia, e che,se fosse stata veramente acqua, di sicuro le cose sarebbero andate diversamente.
Quel mio sorrisino malizioso la incuriosì a tal punto che volle sapere a tutti i costi a cosa stessi pensando;l’aria da furbetto che avevo sul viso non gliela contava giusta. Avrei voluto dirle la verità“sull'acqua” ma lasciarla col beneficio del dubbio mi divertiva così tanto che decisi tra me e me di raccontarle un’altra verità.
Le svelai il perché di quella volta che arrivai al primo appuntamento sotto casa sua bagnato fradicio; lei mi disse che lo ricordava bene, e che si prese anche un grosso spavento; se quell'idrante che avevo urtato con l’auto fosse stato in un centro abitato avrebbe di sicuro ammazzato (..)Non le diedi il tempo di terminare la frase che la interruppi dicendole che quel giorno, non urtai nessun idrante perché non avevo nessuna macchina. L’unico mezzo che avevo a disposizione per raggiungerla da Ascea a Paestum fu una bicicletta,la mia; e se quella sera magari, piuttosto di fare il figo le avessi chiesto l’indirizzo preciso e non “so dove si trova”  forse oggi avrei risparmiato di fare questa figuraccia.
Lei ci rimase un po’male, ma io per recuperare in extremis le dissi dettagliatamente cosa indossava quel giorno; le partì una risata sarcastica;ma quando le raccontai che quel giorno aveva un vestito di pizzo bianco con  un paio di sandali fatti a mano color cuoio rimase sbalordita.Non contenta, la furba, provò a sorprendermi con una domanda trabocchetto; mi chiese di dirle il periodo esatto.
Ovviamente estate; le risposi.
Continuammo senza sosta a ricordarci di noi, e nel farlo, i nostri occhi non smisero mai di cercarsi fino a quando sotto quel cielo stellato raggiungemmo la riva condividendo il silenzio col sottofondo del mare.
Ero felice e lei se ne accorse, mi chiese ancora un volta con la sua curiosità a cosa stessi pensando.
Il mio pensiero fu lo stesso che feci la prima volta che la vidi;e quella sera, davanti all'immenso, lasciai che il mio cuore le chiedesse di invecchiare col suo.
Ricordo ancora quelle mie parole che col freddo della sera uscirono dalla mia bocca come piccole nuvole di fumo mentre lei ,non disse una sola parola.
Continuò a guardare il mare con lo sguardo perso tra le onde.
Il mio pensiero sincero le toccò il profondo e la serenità di quell'istante mutò per la sua reazione.
Raccolse le sue cose con gesti isterici mentre i suoi passi rigidi e veloci sprofondavano nella sabbia; le chiesi di aspettarmi ma lei continuò facendo emergere dalla sua bocca parole prive di senso.
Disse:che ancora una volta ero stato egoista e che in tutti questi anni non’ero cambiato affatto;disse, che se non fosse stato per lei io a quest’ora credevo ancora che Vitos fosse solo un nome spagnolo;il modo di cercare il piacere nelle piccole cose era grottesco e da perdenti;non riusciva a capire perché i miei gesti nei suoi confronti non erano mai come avrebbe voluto lei; che quel mio adagiarsi sulla coppia aveva reso il tempo passivo e noioso e il fatto che, non fossi attratto dal suo mondo rendeva tutto più difficile.
Io e Giulia litigavamo spesso,quasi sempre per futili motivi; ma in dieci anni quelle parole non le avevo mai sentite.  
L' avvicinai cercando di recuperare quella serenità che stava degenerando insieme a lei. 
Con voce tenera le dissi che forse mi ero lasciato prendere ancora una volta dal suo fascino, che magari di quella cosa ne avremmo potuto parlare un’altra volta; con più tranquillità, forse tra qualche anno senza nessun problema.
A quel punto lei iniziò a piangere e tra le lacrime lasciò dire al suo cuore che un altro anno non ci sarebbe stato.
Rimasi a guardarla mentre si asciugava il pianto sciolto nel trucco in attesa che le dicessi qualcosa; ma non ebbi la forza. Quella che avevo davanti era una Giulia che non avevo mai conosciuto e che io nonostante tutto amavo ancora.
Mi voltò le spalle,e nel farlo,lasciò che i nostri sguardi si incrociassero per l’ultima volta per poi allontanarsi da me.
Nei giorni a venire continuai a pormi mille domande sul perché di quella sera, quando bastava che mi dicesse semplicemente“parliamone”;tutto qua. Avremmo continuato la nostra serata in perfetta armonia senza arrivare a questo. Lasciarmi.
Nel corso degli anni rimasi solo mentre di lei non seppi più nulla.
Quella solitudine non voluta che mi regalò gratuitamente Giulia me la portai dentro per molto tempo fino a quando una sera d’estate per puro caso mi ritrovai da Vitos "lo spagnolo".
Erano circa le sette di sera e il sole, come sempre,batteva in silenzio la ritirata varcando le colline di Agropoli.
Gli ultimi raggi rimasti riflettevano deboli sul mare creando una scia luminosa che il vento, ad ogni sua folata, spingeva oltre il bagnasciuga mentre i bagnanti ormai, saturi di creme e sale  ripiegavano stanchi i loro teli colorati lasciando sulla sabbia i segni di un’altra giornata, che stava appena finendo.

Tra quei bagnati rividi finalmente Giulia mentre ripiegava il suo telo con dentro la sua vita satura di kaos certo e non si accorse che insieme al sole quel giorno tramontò anche lei dalla mia vita lasciando sulla sabbia i segni di quell'amore senza aspettativa che avrei voluto donarle.


  


  









Francesco Pollio





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