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giovedì 28 marzo 2013

Tratto da una storia vera


TURISTA FAI DA TE

Prima di osare,osa.

Ogni anno per trascorrere le mie ferie invece di consultare internet e agenzie di viaggi  uso un metodo tradizionalissimo. Il mappamondo.
Me ne regalarono uno alla mia prima comunione e da quel giorno non me ne sono più separato, lo conservo in una scatola in cantina e quando le ferie si avvicinano lo prendo, gli do una bella girata e con l’indice punto a caso il posto da esplorare. Un anno mi capitò la Bolivia l’altro ancora il Kazakistan addirittura l’anno scorso per far scegliere a mio padre a causa delle sue dita grosse fui costretto a visitare  lo Yemen e l’Oman, bellissimi, e quest’anno come tutti gli atri anni visto l’avvicinarsi delle ferie sono andato in cantina ho preso il mappamondo e  l’ho fatto girare per benino e poi col dito tac! Cosa Becco? L’Italia. Panico. Ora nulla da dire sul mio paese ma lo conosco già, ci vivo; io mi ero preparato per qualcosa di più fico una località oltre oceano, che ne so un Zanzibar o magari l’Australia ma non fu così Quel giorno in cantina il destino volle che  passassi le vacanze nel Veneto, in un paesino in provincia di Treviso chiamato  Susegana.
Fu una tristezza immensa, ma la  vacanza si doveva fare,così iniziai a prepararmi psicologicamente al peggio.
Tutti i santi giorni  al lavoro sentivo i miei colleghi  parlare delle loro ferie con spavalderia, chi andava in America chi a Santo Domingo addirittura la signora addetta alle pulizie aveva prenotato per il Tibet e  se devo essere sincero ero contento per lei perché era una signora perbene  ma quando le chiesi perché proprio il Tibet mi disse che l’aveva scelto col metodo del mappamondo. Rimasi indignato. Questa tortura andò avanti fino al giorno prima della partenza e anche quel giorno quei farabutti orgogliosi erano lì accerchiati (compresa la signora addetta alle pulizie) che  continuavano a parlare delle loro splendide destinazioni quando ad un tratto uno di loro mi fa:
- Allora Direttore? Oggi ultimo giorno di lavoro? Mi dica quest’anno dove se ne va di bello?-
 Presi tempo facendomi ripetere la domanda, e lui perfido me la rifece uguale e ben scandita. Lì non ebbi scampo, ero sempre stato sincero nei loro confronti, grazie all’ ultimo viaggio nello  Yemen e nell’Oman ottenni il primato del viaggiatore esclusivo e non potevo deluderli quindi mi feci coraggio rispondendo :
- Ragazzi non temete,quest’anno passerò il ferragosto in un posto veramente unico!-  E tutti in coro:
- E dove?-
-Ora però volete sapere troppo,fati i bravi su. -
E l’addetta alle pulizie incitando gli alti:
- Direttore non faccia così, lo sa che siamo curiosi la prego non ci tenga sulle spine-
Ed io maledicendo il mappamondo dentro li assecondai:
-E va bene, mi avete convinto. Quest’anno il vostro direttore ha scelto un posto veramente originale e che presto diventerà la località turistica più ambita da tutti-
E loro insistenti:
- E forza direttore ci dica il nome,cosa sono tutti questi misteri? –
E con la falsità di un tour operator  rispondo:
-A Susegana!-
Non appena sentirono quel nome all’addetta alle pulizie gli cadde la scopa dalle mani mentre tutti gli altri rimasero ammutoliti e col sorriso fintissimo sulla bocca.
Mi ero giocato il primato ma tentai di recuperare punti dicendo:
- Ragazzi cos’e quella faccia? Non mi dite che non conoscete Susegana!?-
E tutti in coro:
- Suse che?-
A quel punto non mi restava che approfittare del mio grado di superiorità per umiliarli così mi avvicinai alla cerchia dicendo:
- Razza di ignoranti siamo nel duemila tredici e voi non sapete dove si trova Susegana? E lei Signora mi dice che va in Tibet senza aver visitato prima Susegana? Si vergogni! Anzi, vergognatevi tutti! Sono giorni che continuate a parlare di posti omologati ormai da anni con l’aria da esploratori alla ricerca di cosa? E non appena vi nomino un posto mai sentito prima fate anche gli ironici?
Ma chi vi ha assunto? Topo Gigio?-
Dopo quell’attacco il loro sorriso finto sparì  del tutto facendo calare sul loro volto l’ombra del dubbio, un po’mi dispiacque ma d’altronde  non potevo perdere il primato e così gli diedi il colpo di grazia.
-         Adesso se avete le palle annullate le vostre prenotazioni e venite tutti con me in vacanza a Susegana compresi i bambini-
Li vedevo bisbigliare tra di loro con aria preoccupata, con quell’attacco deciso ero riuscito a persuaderli ma ad un tratto uno di loro fa un gesto che non avrei mai voluto vedere. Tirò fuori dalla tasca l’i phone chiedendomi:
-         Scusi Direttore, com’è che ha detto che si chiama quel posto?-
-         Susegana, imbecille! Perché me lo chiedi?
E lui:
- Se permette  vorrei controllare su Google map.-
Così facendo quel malfidente attirò la curiosità di tutti su di se mettendo in secondo piano il mio discorso creandomi serie difficoltà  ma io con la mia esperienza da ottomano non gli diedi nemmeno il tempo di digitare la prima lettera che  passai subito al contrattacco
-Allora trovato?-
- Direttore mi dia almeno il tempo di scriverlo-
Risponde il bastardo seccato.
-         Giovanotto qui il tempo e denaro e poi,quante volte ho detto che sul posto di lavoro e vietato l’uso di telefoni cellulari! Forza polentoni, al lavoro! Veloci! –
Così dicendo la cerchia dei nullafacenti  si dileguò come le pecore  alla vista del lupo senza dire una parola,compresa la signora delle pulizie, e dopo essermi assicurato che tutti stessero nelle loro rispettive postazioni mi dileguai anche io.
Rimasi chiuso per tutto il giorno in ufficio senza ricevere nessuno, la parte dell’offeso aveva fatto il suo effetto ma ad un certo punto sento una grande risata
levarsi dal fondo del corridoio. Era il maligno dell’i phone. Quel miserabile era riuscito a trovare Susegana su Google map, ma era da solo, e io dovevo fermarlo prima che mostrasse agli altri ciò che aveva appena scoperto.
Esco dal mio ufficio, lo punto e con una camminata nazista mi dirigo verso di lui che non accorgendosi del mio arrivo continuava divertito a coglionarmi:
-         Hahahah Susegana posto esclusivo, faceva tanto il misterioso e alla fine se ne va in un posto sfigato del Veneto ;che bugiardo il direttore-
Dopo aver sentito quelle affermazioni accelerai il passo nazista applicando sul muso anche un paio di baffetti hitleriani:
-         Allora giovanotto che cos’è questo baccano?-
Lui sentendo la mia voce mise subito il telefono in tasca facendo finta di nulla.
Ed io con tono tedesco:
-          Come mai lei non essere nel suo ufficio ja?-
-         Scu scusi direttore ma ero andato un attimo in bagno,adesso torno subito al lavoro-
-         Allora giovanotto lei dice di essere andato in bagno ja? E come mai porta con se telefono cellulare? Cosa dice regolamento?-
-         Direttore scusi ma dovevo fare una chiamata urgente-
-         E allora perché stava ridendo?-
Lui colto in contropiede  e con aria sottomessa risponde:
     -Ma Direttore percaso ha genitori tedeschi?-
     -Giovanotto qui le domande le faccio io ja cioè volevo dire; Chiaro? Adesso mi segua-
     -Perché dove dobbiamo andare?-
     - Nel mio ufficio a fare due chiacchiere, e cosa fa lì impalato? Si sbrighi!-
Lui mi seguì a testa bassa senza fiatare e una volta entrati nel mio ufficio chiusi la porta a chiave e prima di abbassare le tende diedi uno sguardo fuori per assicurarmi che nessuno ci avesse visti.
-         Allora mi dica un po’ come si chiama lei?-
-         Strampazzo Stefano-
-         Bene Strampazzi-
-         Strampazzo-
-         Lasci stare le vocali  e mi dica; da quanto tempo lavora con noi?-
-         Da, da circa due anni,perché me lo chiede direttore?
-         Mi stia a sentire Strampezzi-
-         Strampazzo-
Quel suo correggermi mi indisponeva così tanto che l’odio nei suoi confronti aumentava a dismisura:
-         Lei conosce il regolamento?-
-         Si direttore-
-         E cosa recita il paragrafo tre della pagina sei?-
-         Non me lo ricordo direttore-
-         Ah non se lo ricorda? Cominciamo bene-
E dal cassetto della scrivania tiro fuori il libro delle procedure vado a pagina sei e gli indico il paragrafo tre.
-Su avanti Strapizzi e non si permetta di correggermi, legga ad alta voce cosa c’è scritto-
Lui sottomesso inizia a leggere:
-         Durante il proprio turno di lavoro e fatto divieto assoluto dell’utilizzo di telefoni cellulari ed eventuali apparecchiature simili se non autorizzate dal proprio responsabile –
-         Bene Strampiozza, vuole aggiungere altro?-
-         Direttore sono mortificato per l’accaduto le giuro che non si ripeterà più-
L’avevo piegato in due ma dovevo sferrare il colpo di grazia per il bene della mia reputazione di vacanziere
-         Mio caro lavativo siccome da domani sarò in ferie ho deciso di essere buono con lei-
-         Grazie direttore,mi chieda pure tutto quello che vuole-
Erano le parole che volevo sentire e fu così che ne approfittai subito.
-         Adesso mi consegna il cellulare che ha in tasca ed io lo custodirò nel  cassetto della mia scrivania e che lei riavrà al mio ritorno da Suseg…dalle ferie -
Senza blaterare mi consegnò il telefono dicendo:
-         Direttore ma poi me lo ridarà vero?-
-         Strepiozzi ma come si permette! Ora mette anche in dubbio la mia parola? Dia qui e ritorni subito al lavoro e mi raccomando non dica niente ai suoi colleghi di Suseg.. cioè di quello che è accaduto. Chiaro?-
-         Chiarissimo.-
Il pivello non si era accorto di nulla così dopo aver spento ogni dubbio timbrai il cartellino e scappai alla scoperta del Veneto.

Decisi di partire in macchina, ad Agosto,non l’avessi mai fatto.Fu un agonia atroce trenta gradi con il condizionatore a palla e l’autostrada che non finiva mai. Dopo altre due ore di parto naturale vedo spuntare il primo cartello. Venezia , presi la mappa e controllai le varie uscite da prendere ma ad un tratto la macchina inizia a rallentare fino a fermarsi del tutto. Avevo fuso il motore.
Ero rimasto da solo sull’autostrada A4 con trenta gradi all’ombra e fortuna volle che avessi anche il cellulare scarico,e menomale che avevo lasciato il caricabatteria a casa altrimenti me la sarei vista veramente brutta.
Come un nomade bastonato prendo le mie valige e  raggiungo a piedi la prima area di sosta e da lì inizio a fare l’autostop su quell’autostrada trafficata dove ogni mezz’ora passava una macchina che puntualmente faceva finta di non vedermi fino a quando un furgoncino rosso non si ferma di botto proprio davanti a me.
Come un ghiacciolo sciolto mi avvicino allo sportello e chiedo:
-         Salve! Che per caso mi darebbe un passaggio?-
Alla guida c’era un signore grassottello vestito con una tuta blu,che gentilmente mi fa:
-         Certo! Avanti salga su.-
Buttai le valige dietro e mi sedetti di fianco a lui-
      -Allora dov’è che va?-
      - A Susegana- Risposi - Ma se vuole mi può lasciare a anche prima non c’è     problema.-
      - Ma scherza? Io abito da quelle parti-
      - Ah davvero e dove?-  Rispondo incuriosito
      - A Lancenigo Villorba, lo conosce?-
      - Come no! Ci abita George Clooney-
       E lui ingranando la prima:
- Si proprio così, peccato che  abbia la dependance  a Como-
E così  dopo aver fatto la mia gaffe ci incamminammo  a trenta all’ora verso la meta e  prima che arrivassimo in anticipo iniziai a conoscere il mio salvatore.
     - Comunque non ci siamo ancora presentati, io mi chiamo Francesco e vengo da  Napoli -  Lui stacca una mano dallo sterzo me la porge presentandosi:
     -  Molto piacere Francesco, io mi chiamo Rolando e sono di Lancenigo Villorba-
 Non so  il perché ma ogni volta che nominava il suo paese lo faceva con una scioltezza quasi come stesse dicendo “ sono del New Jersey “
-         Mi dica Francesco come mai ha scelto di visitare proprio Susegana?-
-         Guardi Rolando, io sono un amante dei non posti-
-         Che cosa vuole dire con non posti- Mi domanda incuriosito.
-         Vede, per non posti intendo quei posti che non godono del turismo di massa-
E lui sollevato:
     - Quindi se ho capito bene le piacciono i posti tristi?.
Appena sento la parola tristi mi si chiude lo stomaco e il mio pensiero va dritto su Strampazzo lo iettatore .
     -   Tristi lo dice lei, per me invece sono posti vergini-  E preso dal dubbio gli chiedo:
-    Scusi e poi  perché dice tristi?-
E dall’espressione di Rolando deduco che qualcosa di triste mi aspettava veramente.
-    Non vorrei rovinarle le vacanze ma lei forse non conosce la leggenda di   Susegana-
-         Quale leggenda?-
-         La leggenda della famiglia Sun-
-         Io non credo alle leggende mio caro Rolando, ho visitato tanti posti senza mai aver temuto niente anzi, sa cosa  le dico? Che mi ha incuriosito ancora di più. Le andrebbe di raccontarmela?-
E Rolando:
     -  E sicuro di volerla sentire?-
     -  Sono tutto orecchie caro mio.-
Rolando mette la freccia e accosta sulla corsia di emergenza, una volta fermato del tutto alza il vetro del suo finestrino chiudendolo del tutto poi dice a me di fare lo stesso, nel posa cenere c’era un mezzo sigaro spento, lui lo prende se lo mette in bocca e lo accende, Il piccolo abitacolo del furgoncino diventa una Milano di notte immersa nella nebbia.
-         Scusa Rolando ma così moriremo affumicati, posso aprire il finestrino?-
Lui continuando a espirare fumo dalla bocca mi dice:
-         No.-
-         E perché?- Rispondo preoccupato quasi con l’intento di scappare.
E lui:
     - Il fumo fa da atmosfera alla leggenda.-
     - Scusi Rolando ma una colonna sonora di Dario Argento non era meglio?-
     - No. Preferisco gli effetti speciali naturali-
     - Allora la prego inizi pure prima che diventi io la leggenda-
Così dicendo Rolando inizia a raccontarmi la leggenda di Susegana:
-         Tanto tempo fa,Susegana era un paese abitato da diecimila abitanti, si viveva bene e si produceva tanto vino. Io ero piccolo e mi ricordo ancora quando mio padre mi portava con se a raccogliere l’uva che portavamo poi in paese per la grande vendemmia. Il paese era sempre in festa e le persone davano sempre il benvenuto agli emigranti ospitandoli nelle loro case, fino a quando un bel giorno non arrivò la famiglia Sun, Padre Madre e Feglio Sun.-
Nel frattempo ero diventato viola come le melanzane ma la storia mi stava incuriosendo e tra la nube tossica dell’abitacolo con la mano faccio segno al narratore di Lancenigo di Villorba di sintetizzare.
Ma lui come un treno a vapore andò avanti:
-         Mi ricordo che fu proprio mia madre ad accoglierli, erano gialli come il colera e avevano i denti neri, ci dissero che a Treviso era scoppiata la guerra civile e gli zingari avevano portato via tutto perfino i giocattoli di Feglio Sun così mia madre provò compassione e li fece entrare. Li lavammo e li nutrimmo e per dormire gli cedemmo i nostri letti passando la notte a dormire in questo furgoncino. Un bel giorno però mio padre  parlò con Padre Sun  e gli disse che ormai stavano in casa nostra da tre mesi e il furgoncino stava diventando scomodo e lo inviò a trovare una soluzione al più presto. Padre Sun  andò da Madre Sun e gli spiegò la situazione poi ritornò da mio padre e gli disse che siccome Feglio Sun era troppo piccolo non potevano trovare al momento un’alternativa fattibile, quindi ci dovevamo arrangiare al chè mio padre sentendo quelle parole cadde in depressione e non parlò più per altri tre mesi.
La mattina dal furgoncino vedevamo Madre Sun che apriva le nostre finestre salutando il sole e fare colazione nella nostra cucina, il piccolo Feglio Sun giocava con le nostre cose rompendole, mentre Padre Sun  faceva il mercato con gli oggetti di mio padre e con i soldi che guadagnava se li giocava ai cavalli.
Il tempo passava e noi impotenti restavamo a guardare. Madre Sun oltre ai nostri averi si era impadronita dei fatti delle persone, conosceva i punti deboli di tutti, sapeva quante uova comprava al giorno la vicina e quanti coltelli affilava all’ora l’arrotino,sapeva dirti quali scarpe avevi ieri e quale avresti messo domani, fermava le persone per strada con la scusa di chiedere informazioni sul paese entrando in possesso della loro vita privata, Feglio Sun era tremendo, aveva sempre le dita nel naso e fu capace di picchiare tutti i bambini del villaggio rubando tutti i loro giochi, mentre Padre Sun fu arrestato dalle guardie per bancarotta fraudolenta.
Una mattina mi svegliai e vidi Feglio Sun  giocare  con il mio mappamondo, ci tenevo tanto perché a regalarmelo fu mio nonno per la prima comunione.

Sarà stato il destino ma la storia del mappamondo cominciava a rompermi i coglioni.
Ormai ad ascoltare Rolando era la mia anima. Io ero già morto da un po’ a causa dell’atmosfera,ma Rolando continuò senza accorgersi di nulla.

-         Non appena vidi il mappamondo tra le sue mani divenni un mostro, mi catapultai verso di lui per strapparglielo dalle mani ma Madre Sun mi diede uno schiaffo dicendomi di non toccare Feglio Sun per nessunissima ragione e quella piccola canaglia imbastardita continuò a giocarci per poi alla fine romperlo. Piansi per tutta la giornata davanti a quel mondo spaccato a metà. Passai tutta la notte a pensare a come fargliela pagare, la Famiglia Sun era furba, ma io fui illuminato dall’intervento che ebbe Madre Sun nei confronti di suo Feglio. Avevo trovato il loro punto debole. Per renderli vulnerabili bisognava colpire Feglio Sun
Così un bel giorno preparai un mappamondo finto rivestito di colla a presa rapida e lo appoggiai sul davanzale della finestra e aspettai che Feglio Sun lo vedesse.
Il mattino dopo le urla di Madre Sun svegliarono tutto il paese. Il mappamondo aveva funzionato, il piccolo demone aveva toccato il mappamondo con le mani poi si mise come sua abitudine le dita nel naso incollandosele per sempre.
Non ci fu dottore che riuscì a staccarle, solo io potevo farlo grazie a dell’acqua raggia speciale che usava mia nonna per fare i massaggi, ma fu troppo tardi,io e la mia famiglia ci trasferimmo a Lancenigo Villorba
Madre Sun radunò tutto il paese  nella piazza centrale e lo minacciò dicendo che avrebbe spifferato tutte le ricchezze nascoste di Susegana agli zingari se Feglio Sun non sarebbe ritornato come prima, ma nessuno riuscii a trovare rimedio così gli zingari fecero razzia di tutte le ricchezze del popolo ed elessero Madre Sun come loro capo tribù lasciando cadere in povertà e tristezza quel bellissimo paesello.

Rolando non si accorse che durante il suo racconto il furgoncino diventò un polmone d’acciaio, la leggenda mi aveva colpito e così lo confortai mettendogli una mano sulla spalla ma nel farlo mi accorsi che al posto di guida non c’era nessuno abbassai il finestrino facendo uscire il fumo dell’atmosfera Suseganesca   e  mentre questo si dissolveva nell’aria di Agosto del buon  Rolando non vi fu più traccia.
Ormai era buio e non sapevo nemmeno dove mi trovassi con precisione, così rialzai i finestrini e mi misi ad aspettare il misterioso Rolando che tornasse, nel frattempo vedo una cassetta spuntare dal mangianastri del furgoncino e curioso di sapere che gusti musicali avesse il buon Rolando la spingo dentro e schiaccio play , alzo un p’ il volume e sento una voce che dice :
-         Tanto tempo fa, Susegana era un paese abitato da diecimila abitanti, si viveva bene e si produceva tanto vino…….
Era la voce di Rolando che con la scusa dell’atmosfera mi aveva fottuto le valige e il portafogli e in cambio mi aveva lasciato un furgoncino rubato a degli albanesi e senza benzina.

Quando ritornai in ufficio tutti i miei colleghi compreso Strampazzo non stavano più nella pelle e mi chiesero incuriositi:
-         Allora direttore come andata la vacanza a Susegana?-
Ed io senza scompormi risposi:
-         Ragazzi ve la consiglio vivamente e se ci andate chiedete pure di Rolando.-

 Francesco Pollio


 


















        
       
















mercoledì 27 marzo 2013

A Iaga



E se poi 

capissi che 

tutto è uguale a prima 
e come prima 
mi sentissi inutile 



Io non ho mai 
pensato se 
anche l'abitudine 
è un bel posto 
per ritrovare me 



Ma senza di noi 
ho ancora 
quella strana voglia di 
sentirmi sola 
senza di noi 
ma non da ora 
se non altro per vederti 
andar via ancora 



E se mai 
cercassi te 
sarebbe per paura 
e la paura è sempre quella 

a vincere 


E tu non puoi 
far finta che 
niente sia cambiato 
dopo il cuore che ho strappato 
via da te 



Ma senza di noi 
ho ancora 
quella strana voglia di 
sentirmi sola 
senza di noi 
ma non da ora 
se non altro per vederti 
andar via ancora 



Senza di noi 
ho ancora 
quella smania di fuggire via da sola 
ma senza di noi 
chi vola? 
sono solo ali e piume 
e nient'altro ancora 



Certo 
che non ha prezzo il tempo 
passato insieme a spasso 
tra questo mondo e un altro 
per trovare l'universo 
adatto al nostro spazio 
ogni giorno più stretto 
per contenere i sogni 
tutti dentro ad un cassetto 
ed ecco perché scappo 
ora ricordo e scappo 
ho solo tanta voglia 
di sentirmi viva adesso 



Ma senza di noi 
ho ancora 
quella strana voglia di 
sentirmi sola 
senza di noi 
non ora 
se non altro per vedermi 
andar via ancora 



Certo 
che non ha prezzo il tempo 
passato insieme a spasso 
tra questo mondo e un altro 
per trovare l'universo 
adatto al nostro spazio 
ogni giorno più stretto 
per contenere i sogni 
tutti dentro ad un cassetto 
ed ecco perché scappo 
ora ricordo e scappo 
certo 
che non ha prezzo il tempo 
tu restami un pò addosso




giovedì 21 marzo 2013

Mia

Mia era una scrittrice di grande talento,si era trasferita nel New Mexico per scrivere storie su commissione della Crihsty una famosa casa editrice di Londra.Quando ebbe l'incarico fui il primo a saperlo,mi telefonò all'una di notte facendomi prendere un grosso spavento, pensavo che le fosse successo qualcosa, invece era stata a cena con l'editore  un certo Mr Wrigth dove le aveva appena chiesto la sua collaborazione dopo aver letto alcune delle sue storie. Le disse che il suo prodotto era quello di cui i lettori avevano bisogno oggi.
Il giorno dopo andai a casa sua,abitava in un appartamentino di Cannaby Street e mentre stavo per bussare al campanello notai un biglietto attaccato alla porta con su scritto; "Se sei tu sai come entrare". Io e Mia  ci conoscevamo da piccoli ed eravamo talmente uniti che tra noi non esistevano segreti, ci fidavamo a vicenda a tal punto che ci  scambiammo i doppioni delle chiavi dei nostri appartamenti, io per principio bussavo sempre prima di entrare, invece lei no,entrava e basta, adorava farmi le sorprese.
Una volta rientrato da un viaggio in Canada me la ritrovai addormentata sul divano con un De Carlo aperto sul viso;quella sciocca si era addormentata  mentre leggeva.
Staccai il biglietto dalla porta ed entrai, la chiamai un paio di volte ma lei non rispose, allora entrai nel suo studio e notai che il suo computer era acceso e vicino alla tastiera c'era la sua tazza bianca con il suo infuso di erbe ancora fumante, continuai a chiamarla ma lei in casa non c'era. Rimasi per qualche minuto a guardare il cursore del computer lampeggiare su un foglio nuovo di Word, quando all'improvviso mi arrivò un messaggio,era Mia che diceva:" Che cosa fai ancora lì impalato? Guarda che l'infuso se si raffredda si raffreddano anche le idee, hai un mese di tempo, a proposito non chiamarmi mi faccio viva io".A presto.
Capii che aveva bisogno di una mia storia ma la cosa mi lasciò basito nel modo geniale in cui me l'avesse chiesto.Quella pazza era andata in cerca di ispirazione e con quella sua mossa ispirò anche me.
Feci un sorso ed iniziai a pensare, non sapevo di preciso che genere di storia proporle, anche perché  avevamo due generi completamente diversi, lei era un umorista classica mentre io un ironico contemporaneo e spesso ci rubavamo le battute a vicenda, io rivisitavo le sue e lei le mie,se solo penso a quanto sonno abbiamo perso, passavamo intere nottate a ridere e scherzare,comunque, misi da parte le perplessità e i ricordi e cominciai a scrivere.
Mentre pensavo alla trama e ai soggetti mi veniva da pensare anche a Mia, ero curioso di sapere dove fosse andata e  cosa stesse scrivendo, nel frattempo le trame nascevano e morivano, non riuscivo a trovare una linea continua per poter andare avanti, questa cosa mi faceva dannare e per calmarmi fumavo sigarette e bevevo l' infuso.Stavo per finire la prima bozza quando vidi che l'orologio del computer segnava le venti passate, salvai il lavoro e iniziai a  girovagare un po' per la casa in cerca di qualcosina di dolce che di solito Mia nascondeva nei vari cassetti sparsi ,ne aprii uno a caso e trovai tanti pezzetti di carta con tante scritte.Erano le miei frasi che le regalavo ad ogni sua ricorrenza, le aveva conservate tutte. Mi diceva sempre che i soldi spesi per un regalo materiale non valevano quanto un mio pensiero scritto.  Erano messi in ordine cronologico e divisi per genere, me ne colpii uno in particolare che era ancora arrotolato in un angolo come una piccola pergamena dove c'era scritto : "non siamo fatti per stare con chiunque"  Quella frase non ricordavo di averla scritta io ma mi piacque cosi tanto che la lessi una decina di volte, e ad ogni singola lettura qualcosa di magico sembrava sfiorarmi il cuore, fumai una sigaretta col biglietto ancora tra le dita, feci un altro sorso di infuso, ormai tiepido, e cancellai la bozza precedente senza neppure leggerla, mi risvoltai le maniche della camicia  e iniziai a dar vita a quel pezzo di carta.
Mentre scrivevo il silenzio diventava sempre più intenso,me ne accorgevo quando il rumore della tastiera diventava  pulito, Mia quando era inspirata  scriveva di notte,diceva che la mente senza disturbi  riesce a raggiungere mete lontane e non c'era finale migliore se non accompagnata  dall'arrivo di una nuova alba.
La stanchezza iniziava a farsi sentire,gli occhi erano pesanti e gli errori grammaticali anche, ero riuscito a scrivere venti pagine senza fermarmi. Volevo una storia originale, forte, ambientata in un posto mai sentito prima con pochi soggetti ma veri e prima che crollassi riuscii a salvare tutto e mi addormentai sul divano.
Un raggio di sole  che filtrava tra le tende penetrò nelle  mie palpebre svegliandomi, mi alzai con la schiena a pezzi e la testa svuotata, avevo dormito circa sei ore, quell'inizio mi aveva schiantato non mi era mai successo prima. Mi recai in cucina a preparami un caffè  e nel sorseggiarlo detti una lettura veloce a quello che avevo scritto,tolsi qualche punto,aggiunsi degli accenti e ricominciai da dove avevo lasciato.
Dopo aver scritto la trama e dato vita ai personaggi andai avanti con la storia per tre settimane in compagnia  di caffè sigarette e infusi, non mi importava di cosa stesse accadendo fuori,quello che contava di più per me era completare il lavoro per Mia.
Intanto quella pazza non si era fatta sentire,un po' stavo in pensiero ma fu lei a dirmi che si sarebbe fatta viva; quindi non mi restava che aspettare una sua telefonata.
Lasciai  che la storia si amalgamasse senza aver pensato al finale,ero arrivato al capolinea e per completarla alla grande avevo bisogno di lucidità, avevo ancora una settimana di tempo.
Uscii di casa per respirare aria nuova; ossigeno fresco idee fresche diceva Mia, andai al bar e feci una ricca colazione, comprai il giornale,telefonai a qualche amico per tranquillizzarlo sulla mia scomparsa e mi recai al parco per leggere, quando ad un tratto ricevo una mail sul telefono,era di Mia che diceva: Ciao Sam sei ancora vivo? Qui in New Mexico si sta una meraviglia, si trovano ispirazioni ovunque, lunedì la Crhisty vuole le nostre storie sulla scrivania, io la mia l'ho quasi finita tu invece sempre bloccato sul finale? Pigrone muoviti a finirla e poi spedisci tutto a Crhisty Edition Temple Place London, dai che quando torno ce ne andiamo in barca a vela. Ti abbraccio banditos.
Quella sua brillantezza mi accompagnò per tutta la giornata.Ritornai a casa sua e alla mia storia non ci pensai affatto,mi catapultai nel letto alla ricerca del sonno perduto, feci una bella dormita, lunga, quando mi svegliai ero disidratato, e i pantaloni mi stavano su a malapena, andai in bagno a farmi una doccia rigenerante e poi mi rifocillai per benino con un bicchiere di latte e un pacco di biscotti alla crusca, quelli preferiti di Mia, poi accesi il computer e iniziai a leggere dall'inizio rigo per rigo quello che avevo scritto.Avevo incastrato tutto alla perfezione in novantanove pagine, e la centesima era per il finale che non riuscivo a trovare, poi mi venne in mente la storia dell'infuso caldo, e me ne preparai uno fumante che versai nel tazzone bianco di Mia, feci un sorso, accesi l'ultima sigaretta e come per incanto il finale uscii dalle mie mani. L'infuso aveva fatto effetto, aveva completato la mia storia. La rilessi di nuovo tutta con la massima attenzione rettificai alcune sciocchezze e una volta finito ne stampai una copia per la Crhisty mentre quella di Mia la salvai sul desktop.Mi recai in filatelia per rilegarla e una volta fatto spedii la copia all'editore, poi presi il telefono e risposi alla mail di Mia che avevo ricevuto: Hei  muchacha! Lunedì il tuo editore troverà ciò che voleva. e ciò che volevi tu e torna presto perché cominci a mancarmi..
Ritornai nel suo appartamento a rimettere tutto in ordine, sistemai con cura la casa e gli lavai perfino la scrivania con la tazza,e una volta finito me ne tornai da me.Mi sentivo soddisfatto del mio lavoro ed ero sicuro che sarebbe piaciuto anche a lei,questa volta ero uscito fuori dai canoni della scrittura, la mia storia era rivolta ad un pubblico che avesse il coraggio di osare; non fermandosi al dettaglio della metrica e al contenuto,ma che fosse capace di entrare nel cuore dei personaggi.
Ero curioso di conoscere l'esito della Crhisty, ma soprattutto non vedevo l'ora di riabbracciare Mia e leggere la sua storia.
Finalmente arrivò lunedì, pioveva a dirotto, rimasi alla finestra a guardare come la pioggia spazzasse via tutto il superfluo,ogni tanto guardavo il telefono con la speranza che chiamasse Mia. Continuò a piovere per tutto il pomeriggio, per ammazzare il tempo mi divertivo a scrivere con le dita sui vetri appannati dal freddo,  fino a che non venne sera, fino a che non venne Mia..
Quando sentii la chiave entrare nella serratura mi si fermò il respiro per un attimo, mi avvicinai alla porta e una volta entrata mi abbracciò forte senza dire una parola, mi strinse così forte che mi bloccò il respiro per la seconda volta. Trascorremmo una serata bellissima, mi parlò del New Mexico con l'entusiasmo di una bambina, aveva conosciuto posti e persone veramente speciali, e mi disse che aveva spedito anche lei la copia della sua storia e non vedeva l'ora di farmela leggere,e che aveva voluto che scrivessi anche io così avrebbe avuto una possibilità in più di essere assunta. Rimasi lusingato, essere parte del suo nuovo percorso mi riempiva l'anima. Continuammo a parlare per tutta la notte ascoltandoci a vicenda fino a quando non ci ritrovammo nel letto abbracciati.
Il mattino seguente squillò il telefono di Mia,era Mr.Wright l'editore della Crhisty che la invitò a presentarsi in ufficio in giornata, quando vidi l'espressione di Mia capii che qualcosa era andato storto così decisi di accompagnarla.
Passammo prima per casa sua,voleva mettersi qualcosa di carino,mi disse che anche davanti a un rifiuto bisognava essere belli, quindi avevo intuito bene,ma io la rassicurai subito,le dissi che vestita così l'avrebbero assunta di sicuro, e tra complimenti e micro ansie  arrivammo davanti al palazzo della Crhisty. Quando entrammo a riceverci fu una signorina molto gentile che ci accompagnò di persona dall'editore. Ci accomodammo nel suo ufficio in attesa che arrivasse, sulla scrivania c'erano montagne di manoscritti in attesa di essere letti, Mia per alleggerire la tensione guardava il soffitto mentre io continuavo a guardarmi intorno quando ad un tratto l'occhio cadde sul cestino della carta posto di fianco alla scrivania dove dentro c'era la mia storia. Mi si gelò il sangue e il mio ottimismo mutò all'improvviso, Mia si accorse del mio cambiamento e mi chiese se stessi bene, io le dissi di non preoccuparsi che era stato solo un calo di zuccheri.
Lei mi sorrise e continuò a guardare il soffitto.
Continuai a guardare la mia storia buttata via in quel cestino come un semplice scarabocchio,pensai  al tempo e alla passione profusa per realizzarla, pensai a quante sigarette fumate e infusi bevuti, d'altronde il bello di uno scrittore e proprio questo,essere  il padrone di tanti destini tranne che il suo.
Finalmente arrivò Mr.Wrigth,  io non lo conoscevo, mi accorsi che era lui perché  salutò  Mia  affettuosamente, poi salutò anche me chiedendomi chi fossi e  Mia rispose al mio posto dicendogli che ero il suo correttore personale così facendo Mr Wrigth si accomodò con noi iniziando a colloquiare  con  Mia.
Le chiese del  viaggio in New Mexico e  cosa l'avesse spinta ad arrivare fin lì, le domandò dell'originalità dei dialoghi e da dove ne derivasse la fonte , insomma le chiese ogni minimo particolare mentre Mia  stava sul pezzo rispondendo all'editore con molta serenità senza inventarsi nulla, sembrava divertita nel farlo, sentiva che qualcosa di buono in fondo c'era. La conversazione andò avanti spostandosi su best sellers e scrittori famosi, io nel frattempo ascoltavo loro e guardavo con tristezza il cestino, ad un certo punto Mr Wrigth arrivò alla conclusione, si congratulò con Mia per l'ottimo lavoro svolto, le disse che quello che aveva letto era veramente qualcosa di nuovo, di speciale,Mia sentendo le parole dell'editore si commosse; non riusciva a credere che era stata assunta alla Cristhy,  un po' per la bella notizia e un po' per il traguardo raggiunto da Mia, mi commossi anche io così strinsi la mano all'editore e uscii dal suo ufficio lasciandoli soli  per la definizione del  contratto  ma  Mr. Wright mi fermò sull'uscio della porta dicendomi che le storie erano senza errori ed essendo totalmente uguali una copia aveva preferito buttarla.

Quel biglietto che trovai nel cassetto Mia lo scrisse per me e quando partì lo  portò con se nel suo cuore, scrivemmo la stessa storia con gli stessi personaggi che inseguivano un sogno solo. Io e Mia  distanti cinquemila miglia quella volta scrivemmo la nostra storia e quei personaggi eravamo noi.










Francesco Pollio
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