TURISTA FAI DA TE
Prima di osare,osa.
Ogni anno per trascorrere le
mie ferie invece di consultare internet e agenzie di viaggi uso un metodo tradizionalissimo. Il
mappamondo.
Me ne regalarono uno alla mia
prima comunione e da quel giorno non me ne sono più separato, lo conservo in
una scatola in cantina e quando le ferie si avvicinano lo prendo, gli do una
bella girata e con l’indice punto a caso il posto da esplorare. Un anno mi
capitò la Bolivia
l’altro ancora il Kazakistan addirittura l’anno scorso per far scegliere a mio
padre a causa delle sue dita grosse fui costretto a visitare lo Yemen e l’Oman, bellissimi, e quest’anno
come tutti gli atri anni visto l’avvicinarsi delle ferie sono andato in cantina
ho preso il mappamondo e l’ho fatto
girare per benino e poi col dito tac! Cosa Becco? L’Italia. Panico. Ora nulla
da dire sul mio paese ma lo conosco già, ci vivo; io mi ero preparato per
qualcosa di più fico una località oltre oceano, che ne so un Zanzibar o magari
l’Australia ma non fu così Quel giorno in cantina il destino volle che passassi le vacanze nel Veneto, in un paesino
in provincia di Treviso chiamato Susegana.
Fu una tristezza immensa, ma
la vacanza si doveva fare,così iniziai a
prepararmi psicologicamente al peggio.
Tutti i santi giorni al lavoro sentivo i miei colleghi parlare delle loro ferie con spavalderia, chi
andava in America chi a Santo Domingo addirittura la signora addetta alle pulizie
aveva prenotato per il Tibet e se devo
essere sincero ero contento per lei perché era una signora perbene ma quando le chiesi perché proprio il Tibet
mi disse che l’aveva scelto col metodo del mappamondo. Rimasi indignato. Questa
tortura andò avanti fino al giorno prima della partenza e anche quel giorno
quei farabutti orgogliosi erano lì accerchiati (compresa la signora addetta
alle pulizie) che continuavano a parlare
delle loro splendide destinazioni quando ad un tratto uno di loro mi fa:
- Allora Direttore? Oggi
ultimo giorno di lavoro? Mi dica quest’anno dove se ne va di bello?-
Presi tempo facendomi ripetere la domanda, e
lui perfido me la rifece uguale e ben scandita. Lì non ebbi scampo, ero sempre
stato sincero nei loro confronti, grazie all’ ultimo viaggio nello Yemen e nell’Oman ottenni il primato del
viaggiatore esclusivo e non potevo deluderli quindi mi feci coraggio
rispondendo :
- Ragazzi non
temete,quest’anno passerò il ferragosto in un posto veramente unico!- E tutti in coro:
- E dove?-
-Ora però volete sapere
troppo,fati i bravi su. -
E l’addetta alle pulizie
incitando gli alti:
- Direttore non faccia così,
lo sa che siamo curiosi la prego non ci tenga sulle spine-
Ed io maledicendo il
mappamondo dentro li assecondai:
-E va bene, mi avete
convinto. Quest’anno il vostro direttore ha scelto un posto veramente originale
e che presto diventerà la località turistica più ambita da tutti-
E loro insistenti:
- E forza direttore ci dica
il nome,cosa sono tutti questi misteri? –
E con la falsità di un tour
operator rispondo:
-A Susegana!-
Non appena sentirono quel
nome all’addetta alle pulizie gli cadde la scopa dalle mani mentre tutti gli
altri rimasero ammutoliti e col sorriso fintissimo sulla bocca.
Mi ero giocato il primato ma
tentai di recuperare punti dicendo:
- Ragazzi cos’e quella
faccia? Non mi dite che non conoscete Susegana!?-
E
tutti in coro:
-
Suse che?-
A
quel punto non mi restava che approfittare del mio grado di superiorità per
umiliarli così mi avvicinai alla cerchia dicendo:
-
Razza di ignoranti siamo nel duemila tredici e voi non sapete dove si trova
Susegana? E lei Signora mi dice che va in Tibet senza aver visitato prima Susegana?
Si vergogni! Anzi, vergognatevi tutti! Sono giorni che continuate a parlare di
posti omologati ormai da anni con l’aria da esploratori alla ricerca di cosa? E
non appena vi nomino un posto mai sentito prima fate anche gli ironici?
Ma
chi vi ha assunto? Topo Gigio?-
Dopo
quell’attacco il loro sorriso finto sparì del tutto facendo calare sul loro volto
l’ombra del dubbio, un po’mi dispiacque ma d’altronde non potevo perdere il primato e così gli diedi
il colpo di grazia.
-
Adesso se avete
le palle annullate le vostre prenotazioni e venite tutti con me in vacanza a
Susegana compresi i bambini-
Li
vedevo bisbigliare tra di loro con aria preoccupata, con quell’attacco deciso
ero riuscito a persuaderli ma ad un tratto uno di loro fa un gesto che non
avrei mai voluto vedere. Tirò fuori dalla tasca l’i phone chiedendomi:
-
Scusi Direttore,
com’è che ha detto che si chiama quel posto?-
-
Susegana,
imbecille! Perché me lo chiedi?
E
lui:
-
Se permette vorrei controllare su Google
map.-
Così
facendo quel malfidente attirò la curiosità di tutti su di se mettendo in
secondo piano il mio discorso creandomi serie difficoltà ma io con la mia esperienza da ottomano non
gli diedi nemmeno il tempo di digitare la prima lettera che passai subito al contrattacco
-Allora
trovato?-
-
Direttore mi dia almeno il tempo di scriverlo-
Risponde
il bastardo seccato.
-
Giovanotto qui il
tempo e denaro e poi,quante volte ho detto che sul posto di lavoro e vietato
l’uso di telefoni cellulari! Forza polentoni, al lavoro! Veloci! –
Così
dicendo la cerchia dei nullafacenti si
dileguò come le pecore alla vista del
lupo senza dire una parola,compresa la signora delle pulizie, e dopo essermi
assicurato che tutti stessero nelle loro rispettive postazioni mi dileguai
anche io.
Rimasi
chiuso per tutto il giorno in ufficio senza ricevere nessuno, la parte
dell’offeso aveva fatto il suo effetto ma ad un certo punto sento una grande
risata
levarsi
dal fondo del corridoio. Era il maligno dell’i phone. Quel miserabile era
riuscito a trovare Susegana su Google map, ma era da solo, e io dovevo fermarlo
prima che mostrasse agli altri ciò che aveva appena scoperto.
Esco
dal mio ufficio, lo punto e con una camminata nazista mi dirigo verso di lui
che non accorgendosi del mio arrivo continuava divertito a coglionarmi:
-
Hahahah Susegana
posto esclusivo, faceva tanto il misterioso e alla fine se ne va in un posto
sfigato del Veneto ;che bugiardo il direttore-
Dopo
aver sentito quelle affermazioni accelerai il passo nazista applicando sul muso
anche un paio di baffetti hitleriani:
-
Allora giovanotto
che cos’è questo baccano?-
Lui
sentendo la mia voce mise subito il telefono in tasca facendo finta di nulla.
Ed
io con tono tedesco:
-
Come mai lei non essere nel suo ufficio ja?-
-
Scu scusi
direttore ma ero andato un attimo in bagno,adesso torno subito al lavoro-
-
Allora giovanotto
lei dice di essere andato in bagno ja? E come mai porta con se telefono cellulare?
Cosa dice regolamento?-
-
Direttore scusi
ma dovevo fare una chiamata urgente-
-
E allora perché
stava ridendo?-
Lui colto in contropiede e con aria sottomessa risponde:
-Ma Direttore percaso ha genitori tedeschi?-
-Giovanotto qui le domande le faccio io ja
cioè volevo dire; Chiaro? Adesso mi segua-
-Perché dove dobbiamo andare?-
- Nel mio ufficio a fare due chiacchiere,
e cosa fa lì impalato? Si sbrighi!-
Lui mi seguì a testa bassa
senza fiatare e una volta entrati nel mio ufficio chiusi la porta a chiave e
prima di abbassare le tende diedi uno sguardo fuori per assicurarmi che nessuno
ci avesse visti.
-
Allora mi dica un
po’ come si chiama lei?-
-
Strampazzo
Stefano-
-
Bene Strampazzi-
-
Strampazzo-
-
Lasci stare le
vocali e mi dica; da quanto tempo lavora
con noi?-
-
Da, da circa due
anni,perché me lo chiede direttore?
-
Mi stia a sentire
Strampezzi-
-
Strampazzo-
Quel
suo correggermi mi indisponeva così tanto che l’odio nei suoi confronti
aumentava a dismisura:
-
Lei conosce il
regolamento?-
-
Si direttore-
-
E cosa recita il
paragrafo tre della pagina sei?-
-
Non me lo ricordo
direttore-
-
Ah non se lo
ricorda? Cominciamo bene-
E
dal cassetto della scrivania tiro fuori il libro delle procedure vado a pagina
sei e gli indico il paragrafo tre.
-Su
avanti Strapizzi e non si permetta di correggermi, legga ad alta voce cosa c’è
scritto-
Lui
sottomesso inizia a leggere:
-
Durante il
proprio turno di lavoro e fatto divieto assoluto dell’utilizzo di telefoni
cellulari ed eventuali apparecchiature simili se non autorizzate dal proprio
responsabile –
-
Bene Strampiozza,
vuole aggiungere altro?-
-
Direttore sono
mortificato per l’accaduto le giuro che non si ripeterà più-
L’avevo piegato in due ma
dovevo sferrare il colpo di grazia per il bene della mia reputazione di
vacanziere
-
Mio caro lavativo
siccome da domani sarò in ferie ho deciso di essere buono con lei-
-
Grazie
direttore,mi chieda pure tutto quello che vuole-
Erano le parole che volevo
sentire e fu così che ne approfittai subito.
-
Adesso mi
consegna il cellulare che ha in tasca ed io lo custodirò nel cassetto della mia scrivania e che lei riavrà
al mio ritorno da Suseg…dalle ferie -
Senza
blaterare mi consegnò il telefono dicendo:
-
Direttore ma poi
me lo ridarà vero?-
-
Strepiozzi ma
come si permette! Ora mette anche in dubbio la mia parola? Dia qui e ritorni
subito al lavoro e mi raccomando non dica niente ai suoi colleghi di Suseg..
cioè di quello che è accaduto. Chiaro?-
-
Chiarissimo.-
Il pivello non si era accorto
di nulla così dopo aver spento ogni dubbio timbrai il cartellino e scappai alla
scoperta del Veneto.
Decisi di partire in
macchina, ad Agosto,non l’avessi mai fatto.Fu un agonia atroce trenta gradi con
il condizionatore a palla e l’autostrada che non finiva mai. Dopo altre due ore
di parto naturale vedo spuntare il primo cartello. Venezia , presi la mappa e controllai
le varie uscite da prendere ma ad un tratto la macchina inizia a rallentare
fino a fermarsi del tutto. Avevo fuso il motore.
Ero rimasto da solo
sull’autostrada A4 con trenta gradi all’ombra e fortuna volle che avessi anche
il cellulare scarico,e menomale che avevo lasciato il caricabatteria a casa
altrimenti me la sarei vista veramente brutta.
Come un nomade bastonato
prendo le mie valige e raggiungo a piedi
la prima area di sosta e da lì inizio a fare l’autostop su quell’autostrada
trafficata dove ogni mezz’ora passava una macchina che puntualmente faceva
finta di non vedermi fino a quando un furgoncino rosso non si ferma di botto
proprio davanti a me.
Come un ghiacciolo sciolto mi
avvicino allo sportello e chiedo:
-
Salve! Che per
caso mi darebbe un passaggio?-
Alla guida c’era un signore
grassottello vestito con una tuta blu,che gentilmente mi fa:
-
Certo! Avanti
salga su.-
Buttai le valige dietro e mi
sedetti di fianco a lui-
-Allora dov’è che va?-
- A Susegana- Risposi - Ma se vuole mi
può lasciare a anche prima non c’è
problema.-
- Ma scherza? Io abito da quelle parti-
-
Ah davvero e dove?- Rispondo incuriosito
- A Lancenigo Villorba, lo conosce?-
- Come no! Ci abita George Clooney-
E
lui ingranando la prima:
- Si proprio così, peccato
che abbia la dependance a Como-
E così dopo aver fatto la mia gaffe ci incamminammo a trenta all’ora verso la meta e prima che arrivassimo in anticipo iniziai a
conoscere il mio salvatore.
- Comunque non ci siamo ancora presentati,
io mi chiamo Francesco e vengo da Napoli
- Lui stacca una mano dallo sterzo me la
porge presentandosi:
-
Molto piacere Francesco, io mi chiamo Rolando e sono di Lancenigo Villorba-
Non so
il perché ma ogni volta che nominava il suo paese lo faceva con una
scioltezza quasi come stesse dicendo “ sono del New Jersey “
-
Mi dica Francesco
come mai ha scelto di visitare proprio Susegana?-
-
Guardi Rolando,
io sono un amante dei non posti-
-
Che cosa vuole
dire con non posti- Mi domanda incuriosito.
-
Vede, per non
posti intendo quei posti che non godono del turismo di massa-
E lui sollevato:
- Quindi se ho capito bene le piacciono i
posti tristi?.
Appena sento la parola tristi
mi si chiude lo stomaco e il mio pensiero va dritto su Strampazzo lo iettatore
.
-
Tristi lo dice lei, per me invece sono posti vergini- E preso dal dubbio gli chiedo:
- Scusi e poi perché dice tristi?-
E
dall’espressione di Rolando deduco che qualcosa di triste mi aspettava
veramente.
- Non vorrei rovinarle le vacanze ma lei
forse non conosce la leggenda di Susegana-
-
Quale leggenda?-
-
La leggenda della
famiglia Sun-
-
Io non credo alle
leggende mio caro Rolando, ho visitato tanti posti senza mai aver temuto niente
anzi, sa cosa le dico? Che mi ha
incuriosito ancora di più. Le andrebbe di raccontarmela?-
E Rolando:
- E
sicuro di volerla sentire?-
-
Sono tutto orecchie caro mio.-
Rolando mette la freccia e
accosta sulla corsia di emergenza, una volta fermato del tutto alza il vetro del
suo finestrino chiudendolo del tutto poi dice a me di fare lo stesso, nel posa
cenere c’era un mezzo sigaro spento, lui lo prende se lo mette in bocca e lo
accende, Il piccolo abitacolo del furgoncino diventa una Milano di notte
immersa nella nebbia.
-
Scusa Rolando ma
così moriremo affumicati, posso aprire il finestrino?-
Lui continuando a espirare
fumo dalla bocca mi dice:
-
No.-
-
E perché?-
Rispondo preoccupato quasi con l’intento di scappare.
E lui:
- Il fumo fa da atmosfera alla leggenda.-
- Scusi Rolando ma una colonna sonora di
Dario Argento non era meglio?-
- No. Preferisco gli effetti speciali
naturali-
- Allora la prego inizi pure prima che
diventi io la leggenda-
Così dicendo Rolando inizia a
raccontarmi la leggenda di Susegana:
-
Tanto tempo
fa,Susegana era un paese abitato da diecimila abitanti, si viveva bene e si
produceva tanto vino. Io ero piccolo e mi ricordo ancora quando mio padre mi
portava con se a raccogliere l’uva che portavamo poi in paese per la grande
vendemmia. Il paese era sempre in festa e le persone davano sempre il benvenuto
agli emigranti ospitandoli nelle loro case, fino a quando un bel giorno non
arrivò la famiglia Sun, Padre Madre e Feglio Sun.-
Nel frattempo ero diventato
viola come le melanzane ma la storia mi stava incuriosendo e tra la nube
tossica dell’abitacolo con la mano faccio segno al narratore di Lancenigo di
Villorba di sintetizzare.
Ma lui come un treno a vapore
andò avanti:
-
Mi ricordo che fu
proprio mia madre ad accoglierli, erano gialli come il colera e avevano i denti
neri, ci dissero che a Treviso era scoppiata la guerra civile e gli zingari
avevano portato via tutto perfino i giocattoli di Feglio Sun così mia madre
provò compassione e li fece entrare. Li lavammo e li nutrimmo e per dormire gli
cedemmo i nostri letti passando la notte a dormire in questo furgoncino. Un bel
giorno però mio padre parlò con Padre
Sun e gli disse che ormai stavano in
casa nostra da tre mesi e il furgoncino stava diventando scomodo e lo inviò a
trovare una soluzione al più presto. Padre Sun andò da Madre Sun e gli spiegò la situazione
poi ritornò da mio padre e gli disse che siccome Feglio Sun era troppo piccolo
non potevano trovare al momento un’alternativa fattibile, quindi ci dovevamo
arrangiare al chè mio padre sentendo quelle parole cadde in depressione e non
parlò più per altri tre mesi.
La
mattina dal furgoncino vedevamo Madre Sun che apriva le nostre finestre
salutando il sole e fare colazione nella nostra cucina, il piccolo Feglio Sun
giocava con le nostre cose rompendole, mentre Padre Sun faceva il mercato con gli oggetti di mio
padre e con i soldi che guadagnava se li giocava ai cavalli.
Il
tempo passava e noi impotenti restavamo a guardare. Madre Sun oltre ai nostri
averi si era impadronita dei fatti delle persone, conosceva i punti deboli di
tutti, sapeva quante uova comprava al giorno la vicina e quanti coltelli
affilava all’ora l’arrotino,sapeva dirti quali scarpe avevi ieri e quale
avresti messo domani, fermava le persone per strada con la scusa di chiedere
informazioni sul paese entrando in possesso della loro vita privata, Feglio Sun
era tremendo, aveva sempre le dita nel naso e fu capace di picchiare tutti i
bambini del villaggio rubando tutti i loro giochi, mentre Padre Sun fu
arrestato dalle guardie per bancarotta fraudolenta.
Una
mattina mi svegliai e vidi Feglio Sun
giocare con il mio mappamondo, ci
tenevo tanto perché a regalarmelo fu mio nonno per la prima comunione.
Sarà stato il destino ma la
storia del mappamondo cominciava a rompermi i coglioni.
Ormai ad ascoltare Rolando
era la mia anima. Io ero già morto da un po’ a causa dell’atmosfera,ma Rolando
continuò senza accorgersi di nulla.
-
Non appena vidi
il mappamondo tra le sue mani divenni un mostro, mi catapultai verso di lui per
strapparglielo dalle mani ma Madre Sun mi diede uno schiaffo dicendomi di non
toccare Feglio Sun per nessunissima ragione e quella piccola canaglia
imbastardita continuò a giocarci per poi alla fine romperlo. Piansi per tutta
la giornata davanti a quel mondo spaccato a metà. Passai tutta la notte a
pensare a come fargliela pagare, la Famiglia
Sun era furba, ma io fui illuminato dall’intervento che ebbe
Madre Sun nei confronti di suo Feglio. Avevo trovato il loro punto debole. Per
renderli vulnerabili bisognava colpire Feglio Sun
Così
un bel giorno preparai un mappamondo finto rivestito di colla a presa rapida e
lo appoggiai sul davanzale della finestra e aspettai che Feglio Sun lo vedesse.
Il
mattino dopo le urla di Madre Sun svegliarono tutto il paese. Il mappamondo
aveva funzionato, il piccolo demone aveva toccato il mappamondo con le mani poi
si mise come sua abitudine le dita nel naso incollandosele per sempre.
Non
ci fu dottore che riuscì a staccarle, solo io potevo farlo grazie a dell’acqua
raggia speciale che usava mia nonna per fare i massaggi, ma fu troppo tardi,io
e la mia famiglia ci trasferimmo a Lancenigo Villorba
Madre
Sun radunò tutto il paese nella piazza
centrale e lo minacciò dicendo che avrebbe spifferato tutte le ricchezze
nascoste di Susegana agli zingari se Feglio Sun non sarebbe ritornato come
prima, ma nessuno riuscii a trovare rimedio così gli zingari fecero razzia di
tutte le ricchezze del popolo ed elessero Madre Sun come loro capo tribù
lasciando cadere in povertà e tristezza quel bellissimo paesello.
Rolando non si accorse che
durante il suo racconto il furgoncino diventò un polmone d’acciaio, la leggenda
mi aveva colpito e così lo confortai mettendogli una mano sulla spalla ma nel
farlo mi accorsi che al posto di guida non c’era nessuno abbassai il finestrino
facendo uscire il fumo dell’atmosfera Suseganesca e mentre questo si dissolveva nell’aria di Agosto
del buon Rolando non vi fu più traccia.
Ormai era buio e non sapevo
nemmeno dove mi trovassi con precisione, così rialzai i finestrini e mi misi ad
aspettare il misterioso Rolando che tornasse, nel frattempo vedo una cassetta
spuntare dal mangianastri del furgoncino e curioso di sapere che gusti musicali
avesse il buon Rolando la spingo dentro e schiaccio play , alzo un p’ il volume
e sento una voce che dice :
-
Tanto tempo fa, Susegana
era un paese abitato da diecimila abitanti, si viveva bene e si produceva tanto
vino…….
Era la voce di Rolando che
con la scusa dell’atmosfera mi aveva fottuto le valige e il portafogli e in
cambio mi aveva lasciato un furgoncino rubato a degli albanesi e senza benzina.
Quando ritornai in ufficio
tutti i miei colleghi compreso Strampazzo non stavano più nella pelle e mi
chiesero incuriositi:
-
Allora direttore
come andata la vacanza a Susegana?-
Ed io senza scompormi
risposi:
-
Ragazzi ve la
consiglio vivamente e se ci andate chiedete pure di Rolando.-
Francesco Pollio
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