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giovedì 28 marzo 2013

Tratto da una storia vera


TURISTA FAI DA TE

Prima di osare,osa.

Ogni anno per trascorrere le mie ferie invece di consultare internet e agenzie di viaggi  uso un metodo tradizionalissimo. Il mappamondo.
Me ne regalarono uno alla mia prima comunione e da quel giorno non me ne sono più separato, lo conservo in una scatola in cantina e quando le ferie si avvicinano lo prendo, gli do una bella girata e con l’indice punto a caso il posto da esplorare. Un anno mi capitò la Bolivia l’altro ancora il Kazakistan addirittura l’anno scorso per far scegliere a mio padre a causa delle sue dita grosse fui costretto a visitare  lo Yemen e l’Oman, bellissimi, e quest’anno come tutti gli atri anni visto l’avvicinarsi delle ferie sono andato in cantina ho preso il mappamondo e  l’ho fatto girare per benino e poi col dito tac! Cosa Becco? L’Italia. Panico. Ora nulla da dire sul mio paese ma lo conosco già, ci vivo; io mi ero preparato per qualcosa di più fico una località oltre oceano, che ne so un Zanzibar o magari l’Australia ma non fu così Quel giorno in cantina il destino volle che  passassi le vacanze nel Veneto, in un paesino in provincia di Treviso chiamato  Susegana.
Fu una tristezza immensa, ma la  vacanza si doveva fare,così iniziai a prepararmi psicologicamente al peggio.
Tutti i santi giorni  al lavoro sentivo i miei colleghi  parlare delle loro ferie con spavalderia, chi andava in America chi a Santo Domingo addirittura la signora addetta alle pulizie aveva prenotato per il Tibet e  se devo essere sincero ero contento per lei perché era una signora perbene  ma quando le chiesi perché proprio il Tibet mi disse che l’aveva scelto col metodo del mappamondo. Rimasi indignato. Questa tortura andò avanti fino al giorno prima della partenza e anche quel giorno quei farabutti orgogliosi erano lì accerchiati (compresa la signora addetta alle pulizie) che  continuavano a parlare delle loro splendide destinazioni quando ad un tratto uno di loro mi fa:
- Allora Direttore? Oggi ultimo giorno di lavoro? Mi dica quest’anno dove se ne va di bello?-
 Presi tempo facendomi ripetere la domanda, e lui perfido me la rifece uguale e ben scandita. Lì non ebbi scampo, ero sempre stato sincero nei loro confronti, grazie all’ ultimo viaggio nello  Yemen e nell’Oman ottenni il primato del viaggiatore esclusivo e non potevo deluderli quindi mi feci coraggio rispondendo :
- Ragazzi non temete,quest’anno passerò il ferragosto in un posto veramente unico!-  E tutti in coro:
- E dove?-
-Ora però volete sapere troppo,fati i bravi su. -
E l’addetta alle pulizie incitando gli alti:
- Direttore non faccia così, lo sa che siamo curiosi la prego non ci tenga sulle spine-
Ed io maledicendo il mappamondo dentro li assecondai:
-E va bene, mi avete convinto. Quest’anno il vostro direttore ha scelto un posto veramente originale e che presto diventerà la località turistica più ambita da tutti-
E loro insistenti:
- E forza direttore ci dica il nome,cosa sono tutti questi misteri? –
E con la falsità di un tour operator  rispondo:
-A Susegana!-
Non appena sentirono quel nome all’addetta alle pulizie gli cadde la scopa dalle mani mentre tutti gli altri rimasero ammutoliti e col sorriso fintissimo sulla bocca.
Mi ero giocato il primato ma tentai di recuperare punti dicendo:
- Ragazzi cos’e quella faccia? Non mi dite che non conoscete Susegana!?-
E tutti in coro:
- Suse che?-
A quel punto non mi restava che approfittare del mio grado di superiorità per umiliarli così mi avvicinai alla cerchia dicendo:
- Razza di ignoranti siamo nel duemila tredici e voi non sapete dove si trova Susegana? E lei Signora mi dice che va in Tibet senza aver visitato prima Susegana? Si vergogni! Anzi, vergognatevi tutti! Sono giorni che continuate a parlare di posti omologati ormai da anni con l’aria da esploratori alla ricerca di cosa? E non appena vi nomino un posto mai sentito prima fate anche gli ironici?
Ma chi vi ha assunto? Topo Gigio?-
Dopo quell’attacco il loro sorriso finto sparì  del tutto facendo calare sul loro volto l’ombra del dubbio, un po’mi dispiacque ma d’altronde  non potevo perdere il primato e così gli diedi il colpo di grazia.
-         Adesso se avete le palle annullate le vostre prenotazioni e venite tutti con me in vacanza a Susegana compresi i bambini-
Li vedevo bisbigliare tra di loro con aria preoccupata, con quell’attacco deciso ero riuscito a persuaderli ma ad un tratto uno di loro fa un gesto che non avrei mai voluto vedere. Tirò fuori dalla tasca l’i phone chiedendomi:
-         Scusi Direttore, com’è che ha detto che si chiama quel posto?-
-         Susegana, imbecille! Perché me lo chiedi?
E lui:
- Se permette  vorrei controllare su Google map.-
Così facendo quel malfidente attirò la curiosità di tutti su di se mettendo in secondo piano il mio discorso creandomi serie difficoltà  ma io con la mia esperienza da ottomano non gli diedi nemmeno il tempo di digitare la prima lettera che  passai subito al contrattacco
-Allora trovato?-
- Direttore mi dia almeno il tempo di scriverlo-
Risponde il bastardo seccato.
-         Giovanotto qui il tempo e denaro e poi,quante volte ho detto che sul posto di lavoro e vietato l’uso di telefoni cellulari! Forza polentoni, al lavoro! Veloci! –
Così dicendo la cerchia dei nullafacenti  si dileguò come le pecore  alla vista del lupo senza dire una parola,compresa la signora delle pulizie, e dopo essermi assicurato che tutti stessero nelle loro rispettive postazioni mi dileguai anche io.
Rimasi chiuso per tutto il giorno in ufficio senza ricevere nessuno, la parte dell’offeso aveva fatto il suo effetto ma ad un certo punto sento una grande risata
levarsi dal fondo del corridoio. Era il maligno dell’i phone. Quel miserabile era riuscito a trovare Susegana su Google map, ma era da solo, e io dovevo fermarlo prima che mostrasse agli altri ciò che aveva appena scoperto.
Esco dal mio ufficio, lo punto e con una camminata nazista mi dirigo verso di lui che non accorgendosi del mio arrivo continuava divertito a coglionarmi:
-         Hahahah Susegana posto esclusivo, faceva tanto il misterioso e alla fine se ne va in un posto sfigato del Veneto ;che bugiardo il direttore-
Dopo aver sentito quelle affermazioni accelerai il passo nazista applicando sul muso anche un paio di baffetti hitleriani:
-         Allora giovanotto che cos’è questo baccano?-
Lui sentendo la mia voce mise subito il telefono in tasca facendo finta di nulla.
Ed io con tono tedesco:
-          Come mai lei non essere nel suo ufficio ja?-
-         Scu scusi direttore ma ero andato un attimo in bagno,adesso torno subito al lavoro-
-         Allora giovanotto lei dice di essere andato in bagno ja? E come mai porta con se telefono cellulare? Cosa dice regolamento?-
-         Direttore scusi ma dovevo fare una chiamata urgente-
-         E allora perché stava ridendo?-
Lui colto in contropiede  e con aria sottomessa risponde:
     -Ma Direttore percaso ha genitori tedeschi?-
     -Giovanotto qui le domande le faccio io ja cioè volevo dire; Chiaro? Adesso mi segua-
     -Perché dove dobbiamo andare?-
     - Nel mio ufficio a fare due chiacchiere, e cosa fa lì impalato? Si sbrighi!-
Lui mi seguì a testa bassa senza fiatare e una volta entrati nel mio ufficio chiusi la porta a chiave e prima di abbassare le tende diedi uno sguardo fuori per assicurarmi che nessuno ci avesse visti.
-         Allora mi dica un po’ come si chiama lei?-
-         Strampazzo Stefano-
-         Bene Strampazzi-
-         Strampazzo-
-         Lasci stare le vocali  e mi dica; da quanto tempo lavora con noi?-
-         Da, da circa due anni,perché me lo chiede direttore?
-         Mi stia a sentire Strampezzi-
-         Strampazzo-
Quel suo correggermi mi indisponeva così tanto che l’odio nei suoi confronti aumentava a dismisura:
-         Lei conosce il regolamento?-
-         Si direttore-
-         E cosa recita il paragrafo tre della pagina sei?-
-         Non me lo ricordo direttore-
-         Ah non se lo ricorda? Cominciamo bene-
E dal cassetto della scrivania tiro fuori il libro delle procedure vado a pagina sei e gli indico il paragrafo tre.
-Su avanti Strapizzi e non si permetta di correggermi, legga ad alta voce cosa c’è scritto-
Lui sottomesso inizia a leggere:
-         Durante il proprio turno di lavoro e fatto divieto assoluto dell’utilizzo di telefoni cellulari ed eventuali apparecchiature simili se non autorizzate dal proprio responsabile –
-         Bene Strampiozza, vuole aggiungere altro?-
-         Direttore sono mortificato per l’accaduto le giuro che non si ripeterà più-
L’avevo piegato in due ma dovevo sferrare il colpo di grazia per il bene della mia reputazione di vacanziere
-         Mio caro lavativo siccome da domani sarò in ferie ho deciso di essere buono con lei-
-         Grazie direttore,mi chieda pure tutto quello che vuole-
Erano le parole che volevo sentire e fu così che ne approfittai subito.
-         Adesso mi consegna il cellulare che ha in tasca ed io lo custodirò nel  cassetto della mia scrivania e che lei riavrà al mio ritorno da Suseg…dalle ferie -
Senza blaterare mi consegnò il telefono dicendo:
-         Direttore ma poi me lo ridarà vero?-
-         Strepiozzi ma come si permette! Ora mette anche in dubbio la mia parola? Dia qui e ritorni subito al lavoro e mi raccomando non dica niente ai suoi colleghi di Suseg.. cioè di quello che è accaduto. Chiaro?-
-         Chiarissimo.-
Il pivello non si era accorto di nulla così dopo aver spento ogni dubbio timbrai il cartellino e scappai alla scoperta del Veneto.

Decisi di partire in macchina, ad Agosto,non l’avessi mai fatto.Fu un agonia atroce trenta gradi con il condizionatore a palla e l’autostrada che non finiva mai. Dopo altre due ore di parto naturale vedo spuntare il primo cartello. Venezia , presi la mappa e controllai le varie uscite da prendere ma ad un tratto la macchina inizia a rallentare fino a fermarsi del tutto. Avevo fuso il motore.
Ero rimasto da solo sull’autostrada A4 con trenta gradi all’ombra e fortuna volle che avessi anche il cellulare scarico,e menomale che avevo lasciato il caricabatteria a casa altrimenti me la sarei vista veramente brutta.
Come un nomade bastonato prendo le mie valige e  raggiungo a piedi la prima area di sosta e da lì inizio a fare l’autostop su quell’autostrada trafficata dove ogni mezz’ora passava una macchina che puntualmente faceva finta di non vedermi fino a quando un furgoncino rosso non si ferma di botto proprio davanti a me.
Come un ghiacciolo sciolto mi avvicino allo sportello e chiedo:
-         Salve! Che per caso mi darebbe un passaggio?-
Alla guida c’era un signore grassottello vestito con una tuta blu,che gentilmente mi fa:
-         Certo! Avanti salga su.-
Buttai le valige dietro e mi sedetti di fianco a lui-
      -Allora dov’è che va?-
      - A Susegana- Risposi - Ma se vuole mi può lasciare a anche prima non c’è     problema.-
      - Ma scherza? Io abito da quelle parti-
      - Ah davvero e dove?-  Rispondo incuriosito
      - A Lancenigo Villorba, lo conosce?-
      - Come no! Ci abita George Clooney-
       E lui ingranando la prima:
- Si proprio così, peccato che  abbia la dependance  a Como-
E così  dopo aver fatto la mia gaffe ci incamminammo  a trenta all’ora verso la meta e  prima che arrivassimo in anticipo iniziai a conoscere il mio salvatore.
     - Comunque non ci siamo ancora presentati, io mi chiamo Francesco e vengo da  Napoli -  Lui stacca una mano dallo sterzo me la porge presentandosi:
     -  Molto piacere Francesco, io mi chiamo Rolando e sono di Lancenigo Villorba-
 Non so  il perché ma ogni volta che nominava il suo paese lo faceva con una scioltezza quasi come stesse dicendo “ sono del New Jersey “
-         Mi dica Francesco come mai ha scelto di visitare proprio Susegana?-
-         Guardi Rolando, io sono un amante dei non posti-
-         Che cosa vuole dire con non posti- Mi domanda incuriosito.
-         Vede, per non posti intendo quei posti che non godono del turismo di massa-
E lui sollevato:
     - Quindi se ho capito bene le piacciono i posti tristi?.
Appena sento la parola tristi mi si chiude lo stomaco e il mio pensiero va dritto su Strampazzo lo iettatore .
     -   Tristi lo dice lei, per me invece sono posti vergini-  E preso dal dubbio gli chiedo:
-    Scusi e poi  perché dice tristi?-
E dall’espressione di Rolando deduco che qualcosa di triste mi aspettava veramente.
-    Non vorrei rovinarle le vacanze ma lei forse non conosce la leggenda di   Susegana-
-         Quale leggenda?-
-         La leggenda della famiglia Sun-
-         Io non credo alle leggende mio caro Rolando, ho visitato tanti posti senza mai aver temuto niente anzi, sa cosa  le dico? Che mi ha incuriosito ancora di più. Le andrebbe di raccontarmela?-
E Rolando:
     -  E sicuro di volerla sentire?-
     -  Sono tutto orecchie caro mio.-
Rolando mette la freccia e accosta sulla corsia di emergenza, una volta fermato del tutto alza il vetro del suo finestrino chiudendolo del tutto poi dice a me di fare lo stesso, nel posa cenere c’era un mezzo sigaro spento, lui lo prende se lo mette in bocca e lo accende, Il piccolo abitacolo del furgoncino diventa una Milano di notte immersa nella nebbia.
-         Scusa Rolando ma così moriremo affumicati, posso aprire il finestrino?-
Lui continuando a espirare fumo dalla bocca mi dice:
-         No.-
-         E perché?- Rispondo preoccupato quasi con l’intento di scappare.
E lui:
     - Il fumo fa da atmosfera alla leggenda.-
     - Scusi Rolando ma una colonna sonora di Dario Argento non era meglio?-
     - No. Preferisco gli effetti speciali naturali-
     - Allora la prego inizi pure prima che diventi io la leggenda-
Così dicendo Rolando inizia a raccontarmi la leggenda di Susegana:
-         Tanto tempo fa,Susegana era un paese abitato da diecimila abitanti, si viveva bene e si produceva tanto vino. Io ero piccolo e mi ricordo ancora quando mio padre mi portava con se a raccogliere l’uva che portavamo poi in paese per la grande vendemmia. Il paese era sempre in festa e le persone davano sempre il benvenuto agli emigranti ospitandoli nelle loro case, fino a quando un bel giorno non arrivò la famiglia Sun, Padre Madre e Feglio Sun.-
Nel frattempo ero diventato viola come le melanzane ma la storia mi stava incuriosendo e tra la nube tossica dell’abitacolo con la mano faccio segno al narratore di Lancenigo di Villorba di sintetizzare.
Ma lui come un treno a vapore andò avanti:
-         Mi ricordo che fu proprio mia madre ad accoglierli, erano gialli come il colera e avevano i denti neri, ci dissero che a Treviso era scoppiata la guerra civile e gli zingari avevano portato via tutto perfino i giocattoli di Feglio Sun così mia madre provò compassione e li fece entrare. Li lavammo e li nutrimmo e per dormire gli cedemmo i nostri letti passando la notte a dormire in questo furgoncino. Un bel giorno però mio padre  parlò con Padre Sun  e gli disse che ormai stavano in casa nostra da tre mesi e il furgoncino stava diventando scomodo e lo inviò a trovare una soluzione al più presto. Padre Sun  andò da Madre Sun e gli spiegò la situazione poi ritornò da mio padre e gli disse che siccome Feglio Sun era troppo piccolo non potevano trovare al momento un’alternativa fattibile, quindi ci dovevamo arrangiare al chè mio padre sentendo quelle parole cadde in depressione e non parlò più per altri tre mesi.
La mattina dal furgoncino vedevamo Madre Sun che apriva le nostre finestre salutando il sole e fare colazione nella nostra cucina, il piccolo Feglio Sun giocava con le nostre cose rompendole, mentre Padre Sun  faceva il mercato con gli oggetti di mio padre e con i soldi che guadagnava se li giocava ai cavalli.
Il tempo passava e noi impotenti restavamo a guardare. Madre Sun oltre ai nostri averi si era impadronita dei fatti delle persone, conosceva i punti deboli di tutti, sapeva quante uova comprava al giorno la vicina e quanti coltelli affilava all’ora l’arrotino,sapeva dirti quali scarpe avevi ieri e quale avresti messo domani, fermava le persone per strada con la scusa di chiedere informazioni sul paese entrando in possesso della loro vita privata, Feglio Sun era tremendo, aveva sempre le dita nel naso e fu capace di picchiare tutti i bambini del villaggio rubando tutti i loro giochi, mentre Padre Sun fu arrestato dalle guardie per bancarotta fraudolenta.
Una mattina mi svegliai e vidi Feglio Sun  giocare  con il mio mappamondo, ci tenevo tanto perché a regalarmelo fu mio nonno per la prima comunione.

Sarà stato il destino ma la storia del mappamondo cominciava a rompermi i coglioni.
Ormai ad ascoltare Rolando era la mia anima. Io ero già morto da un po’ a causa dell’atmosfera,ma Rolando continuò senza accorgersi di nulla.

-         Non appena vidi il mappamondo tra le sue mani divenni un mostro, mi catapultai verso di lui per strapparglielo dalle mani ma Madre Sun mi diede uno schiaffo dicendomi di non toccare Feglio Sun per nessunissima ragione e quella piccola canaglia imbastardita continuò a giocarci per poi alla fine romperlo. Piansi per tutta la giornata davanti a quel mondo spaccato a metà. Passai tutta la notte a pensare a come fargliela pagare, la Famiglia Sun era furba, ma io fui illuminato dall’intervento che ebbe Madre Sun nei confronti di suo Feglio. Avevo trovato il loro punto debole. Per renderli vulnerabili bisognava colpire Feglio Sun
Così un bel giorno preparai un mappamondo finto rivestito di colla a presa rapida e lo appoggiai sul davanzale della finestra e aspettai che Feglio Sun lo vedesse.
Il mattino dopo le urla di Madre Sun svegliarono tutto il paese. Il mappamondo aveva funzionato, il piccolo demone aveva toccato il mappamondo con le mani poi si mise come sua abitudine le dita nel naso incollandosele per sempre.
Non ci fu dottore che riuscì a staccarle, solo io potevo farlo grazie a dell’acqua raggia speciale che usava mia nonna per fare i massaggi, ma fu troppo tardi,io e la mia famiglia ci trasferimmo a Lancenigo Villorba
Madre Sun radunò tutto il paese  nella piazza centrale e lo minacciò dicendo che avrebbe spifferato tutte le ricchezze nascoste di Susegana agli zingari se Feglio Sun non sarebbe ritornato come prima, ma nessuno riuscii a trovare rimedio così gli zingari fecero razzia di tutte le ricchezze del popolo ed elessero Madre Sun come loro capo tribù lasciando cadere in povertà e tristezza quel bellissimo paesello.

Rolando non si accorse che durante il suo racconto il furgoncino diventò un polmone d’acciaio, la leggenda mi aveva colpito e così lo confortai mettendogli una mano sulla spalla ma nel farlo mi accorsi che al posto di guida non c’era nessuno abbassai il finestrino facendo uscire il fumo dell’atmosfera Suseganesca   e  mentre questo si dissolveva nell’aria di Agosto del buon  Rolando non vi fu più traccia.
Ormai era buio e non sapevo nemmeno dove mi trovassi con precisione, così rialzai i finestrini e mi misi ad aspettare il misterioso Rolando che tornasse, nel frattempo vedo una cassetta spuntare dal mangianastri del furgoncino e curioso di sapere che gusti musicali avesse il buon Rolando la spingo dentro e schiaccio play , alzo un p’ il volume e sento una voce che dice :
-         Tanto tempo fa, Susegana era un paese abitato da diecimila abitanti, si viveva bene e si produceva tanto vino…….
Era la voce di Rolando che con la scusa dell’atmosfera mi aveva fottuto le valige e il portafogli e in cambio mi aveva lasciato un furgoncino rubato a degli albanesi e senza benzina.

Quando ritornai in ufficio tutti i miei colleghi compreso Strampazzo non stavano più nella pelle e mi chiesero incuriositi:
-         Allora direttore come andata la vacanza a Susegana?-
Ed io senza scompormi risposi:
-         Ragazzi ve la consiglio vivamente e se ci andate chiedete pure di Rolando.-

 Francesco Pollio


 


















        
       
















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