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mercoledì 3 aprile 2013

La casa di Anna




La casa di Anna

Adesso o mai più


Quella  porta in acero incastrata in quei vecchi muri del novecento aveva delle ferite profonde e nere causate dalle intemperie; la serratura ormai arrugginita si manteneva su appena. Tentai di aprirla lentamente cercando di non romperla ma essendo pesante dovetti aiutarmi con la spalla,diedi un colpo secco e poi un altro ancora fino a riuscirci. Quando entrai a darmi il benvenuto fu una lunga tavola  imbandita da una tovaglia di pizzo bianco con due  candelabri  e cesti di frutta secca, i bicchieri,  dei lunghi calici di cristallo con bordo dorato e le posate tutte  in argento ai lati dei tovaglioli .
Mi sedetti al capo continuando a guardare la casa . Appesi ad una parete c’erano dei vecchi dipinti di campi e cavalli intervallati da due vetrate, su un’altra invece due vecchie cristalliere  che contenevano bottiglie di liquori e bicchierini di vetro di vario tipo e una cornice con una vecchia foto di una donna.
Mi avvicinai alla cristalliera dei liquori e tra i  tanti  già aperti  ne vidi uno ancora chiuso, con la mano levai via la polvere e l’aprii: era rum e la bottiglia era datata 1973. Così mi avvicinai all’altra cristalliera e presi a caso uno dei bicchierini,  e nel farlo la vecchia foto cadde. Il rumore della cornice fu secco e il vetro si sparse per gli angoli del pavimento. La raccolsi facendo attenzione a non tagliarmi e nel ricomporla vidi che oltre alla foto in quella cornice c’era anche una lettera ancora chiusa; il bianco della carta aveva perso il suo candore e l’umidità aveva sbiadito l’intestazione. La rimisi al suo posto di nuovo tra la foto e la cornice e  ritornai a tavola con la bottiglia di rum, ne versai un po’ nel bicchiere e prima che la luce calasse accesi tutte le candele posizionate nei candelabri .Il vapore del rum saliva dal bicchiere come un anima in pena infrangendosi contro le fiamme dei ceri, portai il bicchiere alla bocca e mandai giù il rum in un sorso solo.  Sembrava che avessi bevuto il fuoco e per spegnerlo ne buttai giù un altro e poi un altro ancora. Le anime di vapore cominciarono a dannarsi nel mio stomaco mentre i cavalli nitrivano galoppando nei campi  degli altri dipinti e le fiamme delle candele avevano assunto occhi e bocche come piccoli fantasmi.
 Poi qualcosa vibrò forte attirando il mio sguardo verso la cristalliera dei bicchieri. La foto della donna era sparita e al suo posto c’era solo la lettera.

Quell'estate fu la più bella per me.  Quell'estate arrivasti tu,  con quella voglia di fare e milioni di sogni nel cassetto che non ho mai capito dove fosse.
Mi facesti toccare il cielo con le dita e mentre ci prendevo gusto tu mi sottraesti ad esso, mi dicesti che il mio posto era troppo piccolo per provare delle sensazioni, le tue sensazioni. Così dopo aver rovinato tutto mi lasciasti in questo spazio stretto a dannarmi mentre tu venivi baciato dalla gloria e non solo. Arare un campo sotto il sole sarebbe stato meno faticoso rispetto al lavoro  che ho fatto per adagiarti in fondo al cuore lasciando che l’anima si dimenticasse di te per sempre. Ma tu, inetto amore mio, dopo esserti saziato di gloria e amori ti sei reso conto che il mio posto piccolo era in fondo per te un piccolo paradiso e così credendo ci sei ritornato riprendendoti ancora una volta la mia anima e il mio sonno,  per poi lasciarmi ancora ed io, come una stupida, ti ho lasciato agire con il tuo fare da poeta.
 Ma oggi ti ho visto sai? Ho visto quanta fatica hai fatto per entrare cercando di non rompere la serratura e ho visto i tuoi occhi guardare il mio piccolo mondo ancora intatto come la bottiglia di rum che hai appena bevuto e che io avevo conservato per te. Sapevo che prima o poi saresti ritornato, per l’ultima volta. Addio Thiamos, amore mio  bastardo. Boom!!!

Quando mi svegliai  avvertii una sensazione di freddo, le candele si erano consumate come la bottiglia di rum, e la donna della foto era seduta di fronte a me con una pistola in mano



  

Francesco Pollio






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