La casa di Anna
Adesso o mai più
Quella porta in acero
incastrata in quei vecchi muri del novecento aveva delle ferite profonde e nere
causate dalle intemperie; la serratura ormai arrugginita si manteneva su appena.
Tentai di aprirla lentamente cercando di non romperla ma essendo pesante
dovetti aiutarmi con la spalla,diedi un colpo secco e poi un altro ancora fino
a riuscirci. Quando entrai a darmi il benvenuto fu una lunga tavola
imbandita da una tovaglia di pizzo bianco con due candelabri
e cesti di frutta secca, i bicchieri, dei lunghi calici di cristallo con
bordo dorato e le posate tutte in argento ai lati dei tovaglioli .
Mi sedetti al capo continuando a guardare la casa . Appesi ad una parete c’erano dei vecchi dipinti di campi e cavalli intervallati da due vetrate, su un’altra invece due vecchie cristalliere che contenevano bottiglie di liquori e bicchierini di vetro di vario tipo e una cornice con una vecchia foto di una donna.
Mi sedetti al capo continuando a guardare la casa . Appesi ad una parete c’erano dei vecchi dipinti di campi e cavalli intervallati da due vetrate, su un’altra invece due vecchie cristalliere che contenevano bottiglie di liquori e bicchierini di vetro di vario tipo e una cornice con una vecchia foto di una donna.
Mi avvicinai alla cristalliera
dei liquori e tra i tanti già aperti
ne vidi uno ancora chiuso, con la mano levai via la polvere e l’aprii:
era rum e la bottiglia era datata 1973. Così mi avvicinai all’altra
cristalliera e presi a caso uno dei bicchierini, e nel farlo la vecchia foto cadde. Il rumore
della cornice fu secco e il vetro si sparse per gli angoli del pavimento. La
raccolsi facendo attenzione a non tagliarmi e nel ricomporla vidi che oltre
alla foto in quella cornice c’era anche una lettera ancora chiusa; il bianco
della carta aveva perso il suo candore e l’umidità aveva sbiadito
l’intestazione. La rimisi al suo posto di nuovo tra la foto e la cornice e
ritornai a tavola con la bottiglia di rum, ne versai un po’ nel bicchiere
e prima che la luce calasse accesi tutte le candele posizionate nei candelabri
.Il vapore del rum saliva dal bicchiere come un anima in pena infrangendosi
contro le fiamme dei ceri, portai il bicchiere alla bocca e mandai giù il rum
in un sorso solo. Sembrava che avessi
bevuto il fuoco e per spegnerlo ne buttai giù un altro e poi un altro ancora.
Le anime di vapore cominciarono a dannarsi nel mio stomaco mentre i cavalli nitrivano
galoppando nei campi degli altri dipinti e le fiamme delle candele
avevano assunto occhi e bocche come piccoli fantasmi.
Poi qualcosa vibrò forte attirando il mio
sguardo verso la cristalliera dei bicchieri. La foto della donna era sparita e
al suo posto c’era solo la lettera.
Quell'estate fu la più
bella per me. Quell'estate arrivasti tu, con quella voglia di fare e milioni di sogni
nel cassetto che non ho mai capito dove fosse.
Mi facesti toccare il cielo
con le dita e mentre ci prendevo gusto tu mi sottraesti ad esso, mi dicesti che
il mio posto era troppo piccolo per provare delle sensazioni, le tue sensazioni.
Così dopo aver rovinato tutto mi lasciasti in questo spazio stretto a dannarmi
mentre tu venivi baciato dalla gloria e non solo. Arare un campo sotto il sole
sarebbe stato meno faticoso rispetto al lavoro che ho fatto per adagiarti in fondo al cuore lasciando
che l’anima si dimenticasse di te per sempre. Ma tu, inetto amore mio, dopo
esserti saziato di gloria e amori ti sei reso conto che il mio posto piccolo
era in fondo per te un piccolo paradiso e così credendo ci sei ritornato
riprendendoti ancora una volta la mia anima e il mio sonno, per poi lasciarmi ancora ed io, come una
stupida, ti ho lasciato agire con il tuo fare da poeta.
Ma oggi ti ho visto sai? Ho visto quanta
fatica hai fatto per entrare cercando di non rompere la serratura e ho visto i
tuoi occhi guardare il mio piccolo mondo ancora intatto come la bottiglia
di rum che hai appena bevuto e che io avevo conservato per te. Sapevo
che prima o poi saresti ritornato, per l’ultima volta. Addio Thiamos, amore mio
bastardo. Boom!!!
Quando mi svegliai avvertii una sensazione di freddo, le
candele si erano consumate come la bottiglia di rum, e la donna della foto
era seduta di fronte a me con una pistola in mano
Francesco Pollio
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